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Liber Statutorum Communitatis Corsioni

Ultima modifica 16 maggio 2018

Il "Liber Statutorum Communitatis Corsioni" costituisce il più pregevole documento relativo alla storia di Corsione, piccolo centro del Monferrato a nord est rispetto ad Asti, e questo lavoro di analisi e traduzione costituisce il primo studio specifico su di esso.
Come si legge in apertura, si è voluto definire questa ricerca “Ipotesi e storia di un tentativo di adeguamento giuridico - amministrativo del passato” per diverse ragioni, che qui di seguito verranno esposte.
In primo luogo il codice corsionese a nostra disposizione non costituisce l’originale, risalente alla fine del 1200 o ai primi anni del secolo successivo ad opera del notaio Manuele Capello, ma una copia di epoca cinquecentesca redatta dal notaio Johannes Antonio Mazzoia, sulla base comunque di un originale, secondo l’annotazione contenuta nella pagina finale del Liber stesso. Il dato significativo è che la base materiale su cui venne redatto il testo destinato alla "Communitas Corsioni", è un testo statutario di Villa San Secondo, paese confinante con Corsione: in pratica il "Codex Corsionensis" è un testo statutario di Villa San Secondo, rimaneggiato ed adeguato alle esigenze di Corsione.

Partendo da questa osservazione l’indagine si sviluppa lungo una linea di elaborazione nata grazie al suggerimento cronologico, entro cui collocare il nostro testo, del Prof. Gianluigi Nicola sulla scorta dell’indagine della grafia del codice, indagine che porta a collocarlo nell’ultimo ventennio del XVI secolo: è infatti sviluppata l’ipotesi di un tentativo di uniformazione giuridico - amministrativa tra i due paesi, i cui rapporti tradizionalmente non furono mai buoni, specie per questioni di carattere fondiario, la cui testimonianza concreta sarebbe il "Liber Statutotum". Una felice ricerca presso l’Archivio Storico di Villa San Secondo rivelò infatti sul finire del cinquecento, epoca a cui appartiene il nostro testo, l’esistenza di tensioni tra i due Comuni e la proposta di elaborare un “protocollo” comune che in qualche modo potesse definitivamente porre fine a questi problemi, secondo una prospettiva di interpretazione teorizzata dalla Dottoressa Donatella Gnetti, con il cui prezioso aiuto si è giunti alla realizzazione di questo studio.
Il progetto rimase nella sola teoria, per lo scoppio di una ‘pestilenza’ menzionata nei documenti dell’archivio villese, che spostò l’attenzione a problemi più urgenti, per cui questo ipotetico adeguamento giuridico tra i due paesi non si realizzò mai.
In questo modo pare di poter trovare una risposta al problema dell’utilizzazione di un testo originariamente villese adeguato e corretto per l’inserimento nella realtà di Corsione, una sorta di base concreta sulla quale elaborare tutti i successivi, peraltro mai attuati, passi.
Non si può tuttavia escludere che il Liber di Corsione, che dovette comunque avere valore ufficiale, a giudicare dall’imponenza dell’immagine della Giustizia in apertura del testo, tale da conferire ufficialità al codex stesso sia una “rielaborazione”, con le dovute variazioni, di una copia di un codice di Villa San Secondo per Corsione, che, per ragioni a noi sconosciute, ad un certo momento della sua storia, si sarebbe trovato privo di uno Statuto, o forse solo di un testo di esso: in effetti la vicinanza e la somiglianza tra i due paesi potrebbero giustificare un’idea di questo genere.

Rimaniamo comunque a livello di semplice supposizione, pur supportati da fonti documentarie: è certo comunque che l’archetipo sia appartenuto a Corsione (Villa San Secondo come "villanova" raggiunse una sua autonomia in epoca successiva rispetto a Corsione, che doveva pertanto possedere un codice statutario) e sia stato opera del notaio Manuele Capello, legato ad Asti e certamente autore dei testi analoghi di molti altri paesi nelle vicinanze, tra cui anche Montechiaro (il cui testo appare assai più dettagliato e ricco, considerata la maggior grandezza e complessità di questo comune, pur conservando linee generali comuni); in epoca successiva (XVI sec.), con l’avvento della dominazione dei Marchesi del Monferrato, antagonista di Asti, si verificò una revisione dei testi, per il cambio della dominante, e dobbiamo inserire in questo ambito i testi che possediamo.
Il lavoro di ricerca è articolato in diverse sezioni: in primo luogo la trascrizione della copia settecentesca del Codex Villensis (Capitula, Statuta et Ordinamenta Ville Sancti Secundi), seguita dalla trascrizione del codex di Corsione, caratterizzato da una struttura grafica fortemente brachigrafica (Liber Statutorum Communitatis Corsioni suddiviso in tre parti, la prima non specificata, di argomento essenzialmente amministrativo, poi il Titulus Maleficiorum, di carattere penale, e quindi il diritto fondiario, raccolto nel Titulus Agrorum, in cui comunque si trovano anche norme estranee a questa materia), di cui viene data la traduzione ed un confronto con l’analogo testo riferito a Villa San Secondo. Si è poi tentato in base agli elementi ricavati dalla lettura dei testi, di ricostruire il quadro della realtà storica e socio - economica di un piccolo centro agrario del sedicesimo secolo, quale fu Corsione (è comunque una realtà che si può estendere a molti altri simili ambienti), con particolare attenzione a quanto riferito dal Codice di Montechiaro.
Sono state inoltre condotte una ricerca, pur sommaria, a causa dell’ assoluta mancanza di documentazione specifica, sul notaio autore del testo originario, Manuele Capello ed un indagine storica sul Monferrato nell’epoca interessata dal testo statutario.
Una seconda parte della ricerca comprende la riproduzione fotografica del Codex Corsionensis con il commento curato dal Prof. Gianluigi Nicola sull’immagine iniziale della Giustizia.